Parrocchia Madre Teresa di Calcutta 

   Martinsicuro (TE)

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Biografia di Madre Teresa



Madre Teresa di Calcutta (1910-1997)

     “Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”.Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa di Calcutta fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri. “Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri”. Era un’anima piena della luce di Cristo, infiammata di amore per Lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la Sua sete di amore e per le anime”. 

Questa luminosa messaggera dell’amore di Dio nacque il 26 agosto 1910 a Skopje, città situata al punto d’incrocio della storia dei Balcani. La più piccola dei cinque figli di Nikola e Drane Bojaxhiu, fu battezzata Gonxha Agnes, ricevette la Prima Comunione all’età di cinque anni e mezzo e fu cresimata nel novembre 1916. Dal giorno della Prima Comunione l’amore per le anime entrò nel suo cuore. L’improvvisa morte del padre, avvenuta quando Agnes aveva circa otto anni, lasciò la famiglia in difficoltà finanziarie. Drane allevò i figli con fermezza e amore, influenzando notevolmente il carattere e la vocazione della figlia. La formazione religiosa di Gonxha fu rafforzata ulteriormente dalla vivace parrocchia gesuita del Sacro Cuore, in cui era attivamente impegnata. 

All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928, per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “le Suore di Loreto”, in Irlanda. Lì ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux. In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola  per ragazze, St. Mary. Il 24 maggio 1937 suor Teresa fece la Professione dei voti perpetui, divenendo, come lei stessa disse: “la sposa di Gesù” per “tutta l’eternità”. Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola. Persona di profonda preghiera e amore intenso per le consorelle e per le sue allieve, Madre Teresa trascorse i venti anni della sua vita a “Loreto” con grande felicità. Conosciuta per la sua carità, per la generosità e il coraggio, per la propensione al duro lavoro e per l’attitudine naturale all’organizzazione, visse la sua consacrazione a Gesù, tra le consorelle, con fedeltà e gioia. 

Il 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette l’“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”. Quel giorno, in che modo non lo raccontò mai, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza. Nel corso delle settimane e dei mesi successivi, per mezzo di locuzioni e visioni interiori, Gesù le rivelò il desiderio del suo Cuore per “vittime d’amore” che avrebbero “irradiato il suo amore sulle anime.” ”Vieni, sii la mia luce”, la pregò. “Non posso andare da solo” Le rivelò la sua sofferenza nel vedere l’incuria verso i poveri, il suo dolore per non essere conosciuto da loro e il suo ardente desiderio per il loro amore. Gesù chiese a Madre Teresa di fondare una comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri. Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare nel mondo dei poveri. 

Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, Madre Teresa rientrò a Calcutta e trovò un alloggio temporaneo presso le Piccole Sorelle dei Poveri. Il 21 dicembre andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano che giaceva ammalato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi. Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con la corona del Rosario tra le mani, per cercare e servire Lui in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”. Alcuni mesi più tardi si unirono a lei, l’una dopo l’altra, alcune sue ex allieve. 

Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità veniva riconosciuta ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta. Agli inizi del 1960 Madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India. Il Diritto Pontificio concesso alla Congregazione dal Papa Paolo VI nel febbraio 1965 la incoraggiò ad aprire una casa di missione in Venezuela. Ad essa seguirono subito altre fondazioni a Roma e in Tanzania e, successivamente, in tutti i continenti. A cominciare dal 1980 fino al 1990, Madre Teresa aprì case di missione in quasi tutti i paesi comunisti, inclusa l’ex Unione Sovietica, l’Albania e Cuba.

Per rispondere meglio alle necessità dei poveri, sia fisiche, sia spirituali, Madre Teresa fondò nel 1963 i Fratelli Missionari della Carità; nel 1976 il ramo contemplativo delle sorelle, nel 1979 i Fratelli contemplativi, e nel 1984 i Padri Missionari della Carità. Tuttavia la sua ispirazione non si limitò soltanto alle vocazioni religiose. Formò i Collaboratori di Madre Teresa e i Collaboratori Ammalati e Sofferenti, persone di diverse confessioni di fede e nazionalità con cui condivise il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e il suo apostolato di umili opere d’amore. Questo spirito successivamente portò alla fondazione dei Missionari della Carità Laici. In risposta alla richiesta di molti sacerdoti, nel 1991 Madre Teresa dette vita anche al Movimento Corpus Christi per Sacerdoti come una “piccola via per la santità” per coloro che desideravano condividere il suo carisma e spirito.

In questi anni di rapida espansione della sua missione, il mondo cominciò a rivolgere l’attenzione verso Madre Teresa e l’opera che aveva avviato. Numerose onorificenze, a cominciare dal Premio indiano Padmashri nel 1962 e dal rilevante Premio Nobel per la Pace nel 1979, dettero onore alla sua opera, mentre i media cominciarono a seguire le sue attività con interesse sempre più crescente. Tutto ricevette, sia i riconoscimenti sia le attenzioni, “per la gloria di Dio e in nome dei poveri”.

L’intera vita e l’opera di Madre Teresa offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio. Ma vi fu un altro aspetto eroico di questa grande donna di cui si venne a conoscenza solo dopo la sua morte. Nascosta agli occhi di tutti, nascosta persino a coloro che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata dall’esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui. Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. La “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio. Attraverso l’oscurità partecipò misticamente alla sete di Gesù, al suo desiderio, doloroso e ardente, di amore, e condivise la desolazione interiore dei poveri. 

Durante gli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti seri problemi di salute, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa. Nel 1997 le suore di Madre Teresa erano circa 4.000, presenti nelle 610 case di missione sparse in 123 paesi del mondo. Nel marzo 1997 benedisse la neo-eletta nuova Superiora Generale delle Missionarie della Carità e fece ancora un viaggio all’estero. Dopo avere incontrato il Papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, rientrò a Calcutta e trascorse le ultime settimane di vita ricevendo visitatori e istruendo le consorelle. Il 5 settembre 1997 la vita terrena di Madre Teresa giunse al termine. Le fu dato l’onore dei funerali di Stato da parte del Governo indiano e il suo corpo fu seppellito nella Casa Madre delle Missionarie della Carità. La sua tomba divenne ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni credo, poveri e ricchi, senza distinzione alcuna. Madre Teresa ci lascia un testamento di fede incrollabile, speranza invincibile e straordinaria carità. La sua risposta alla richiesta di Gesù: “Vieni, sii la mia luce”, la rese Missionaria della Carità, “Madre per i poveri”, simbolo di compassione per il mondo e testimone vivente dell’amore assetato di Dio.

Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione. Il 20 dicembre 2002 approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui miracoli ed il 19 ottobre 2003 la dichiarò beata. Il 5 settembre 2016 il papa Francesco la canonizzò.

I miracoli riconosciuti avvenuti tramite l'intercessione di Madre Teresa

MONIKA BESRA

«Monika era l’ammalata più grave, quella per la quale provavamo maggiore compassione: rappresentava davvero, fra i tanti ricoverati nella nostra casa per i moribondi, "la più povera fra i poveri"». Suor Bartholomea è la superiora del convento delle Missionarie della Carità a Patiram, cittadina indiana del West Bengala, a 300 chilometri a nord di Calcutta, dove è avvenuto il miracolo per il quale la congregazione delle Cause dei santi ha riconosciuto l’intercessione di Madre Teresa di Calcutta. Con disarmante semplicità, la suora ricorda il pomeriggio del 5 settembre 1998, quando – insieme con suor Ann Sevika, responsabile del centro di accoglienza, e un altro malato, Habil Hansda – si recò al capezzale di Monika Besra, una trentenne sposata e madre di cinque figli. Nella donna, già colpita dalla meningite tubercolare (endemica nella zona), si era successivamente sviluppata una forma tumorale che l’aveva ridotta in fin di vita. Tutto era cominciato circa sette mesi prima, agli inizi del mese di febbraio, quando Monika – abitante in un piccolo villaggio tribale nel quale si pratica la religione animista – aveva cominciato ad avvertire problemi respiratori, accompagnati da febbre e mal di testa. Il medico locale le diagnosticò la tubercolosi a uno stadio avanzato e le consigliò di rivolgersi a uno specialista. Dopo l’effettuazione della radiografia ai polmoni, che confermò la diagnosi, le furono prescritti alcuni medicinali, che le vennero somministrati per un mese nell’ospedale della Santa Croce di Rajibpur. La lontananza da casa cominciava però a costare troppo, cosicché il marito la riportò al villaggio. Nelle settimane successive la situazione continuò a peggiorare. A fine aprile, l’ammalata non riusciva più a trattenere il cibo e non aveva le forze nemmeno per stare in piedi. Dal 2 al 5 maggio fu ricoverata nell’ospedale distrettuale di Malda, dove la puntura lombare evidenziò una meningite tubercolare: venne perciò sottoposta a una cura energica di iniezioni e di compresse, ma miglioramenti non ce ne furono.

L’aiuto delle Missionarie

Dopo un’ulteriore permanenza a casa, i familiari decisero di chiedere l’aiuto delle Missionarie della Carità, che accolsero Monika il 29 maggio. Era debolissima e continuava ad avere febbre, vomito e atroci mal di testa. Nuove visite mediche, dei dottori Tapan Mondal e Tarun Biswas, non fecero che confermare il quadro clinico, in costante deterioramento, nonostante la prosecuzione della cura antitubercolare. Alla fine di giugno la donna cominciò ad avvertire una tumefazione all’addome, che le causava forti dolori e che gradualmente si gonfiò, sino a raggiungere in agosto una dimensione equivalente a quella dell’utero di una donna incinta di sei-sette mesi: ma il radiologo, dopo l’ecografia effettuata nell’ospedale di Balurghat, escluse una gravidanza e riscontrò invece un’abnorme cisti, lunga una quindicina di centimetri, che occupava tutta la zona pelvica. Il 31 agosto Monika venne sottoposta a un consulto specialistico nel Collegio medico del Nord Bengala, a Siliguri, e la diagnosi segnalò un tumore ovarico. L’operazione, pur indispensabile secondo il chirurgo Gautam Mukherjee, non poteva essere eseguita in quei giorni, perché lo stato di deperimento organico della paziente non le avrebbe consentito di assorbire l’anestesia. L’ammalata fu dunque rimandata a Patiram, con la sollecitazione a mettersi il più possibile in forze per poter affrontare, il mese successivo, la laparatomia.

Preghiera alla fondatrice

Ma i dolori continuarono a essere così acuti, per tutta la settimana successiva, da impedirle di mangiare e di dormire adeguatamente. Il 5 settembre, suor Ann Sevika le disse che era l’anniversario della morte della loro fondatrice, della quale Monika non conosceva alcunché, e le suggerì di rivolgerle una preghiera. «Oltre alla celebrazione della messa nella cappella della corsia», racconta con commozione suor Bartholomea, «per tutto il giorno venne esposto il Santissimo Sacramento, con momenti di preghiera comune e di meditazione personale. Alle 17 andammo a pregare per una mezz’oretta attorno a Monika, che in quel momento era particolarmente agitata, e io dissi mentalmente: "Madre, oggi è il tuo giorno. Tu ami tutti quelli che si trovano nelle nostre case. Monika è malata, per favore guariscila". Recitammo in inglese nove Memorare, la preghiera che Madre Teresa amava moltissimo, e poi Habil pronunciò una preghiera spontanea in santhali, la lingua locale. Quindi, poggiammo sullo stomaco dell’ammalata una medaglia miracolosa che aveva toccato il corpo della Madre subito dopo la morte. Dopo pochi minuti, la donna si addormentò quietamente e noi ci allontanammo in silenzio». Di quei momenti, nonostante le sofferenze intensissime che provava, Monika ricorda bene tutto ciò che accadde intorno a lei. In particolare un’immagine rimane vivida nella sua memoria: verso le 10 del mattino, quando le suore l’avevano trasportata con una lettiga in cappella, era stata raggiunta da un raggio di luce proveniente da una fotografia di Madre Teresa.

«Non sento più dolore»

«Ne fui impaurita, il cuore cominciò a battermi più velocemente e mi sentii più leggera; ma le fitte all’addome continuavano a farsi sentire», ci rivela. Poi, durante la preghiera che venne tenuta attorno al suo letto nel pomeriggio, sentì diminuire il dolore e si addormentò. All’una di notte del 6 settembre si svegliò e, non avvertendo più fastidi, si toccò l’addome, scoprendo che la grande massa era scomparsa. Per la prima volta, da mesi, riuscì ad alzarsi da sola per andare in bagno. Al ritorno, si rivolse alla vicina di letto, Simra Tudu: «Non sento più dolore e il tumore non c’è più». La mattina seguente raccontò ad alcune suore che cosa le era accaduto. Il 29 settembre Monika fu condotta a una visita di controllo e il medico rimase stupefatto per la scomparsa della massa tumorale, senza che fosse stato effettuato alcun intervento chirurgico. Poco tempo dopo, la donna tornò a casa dal marito e dai figli, anch’essi sorpresi per l’inattesa guarigione. Suor Ann Sevika aveva intanto chiesto a Kanchan, la sorella di Monika, di scrivere alla Casa madre delle Missionarie a Calcutta per raccontare in dettaglio l’intera vicenda, ma in quel periodo la donna stava per sposarsi e successivamente si trasferì, cosicché quella lettera non fu mai redatta. Soltanto nell’aprile 1999 suor Bartholomea decise di inviare una relazione, dopo che era giunta anche a Patiram la lettera circolare della superiora generale suor Nirmala, nella quale veniva chiesto a tutte le consorelle di segnalare eventuali grazie di cui erano venute a conoscenza. Il 29 maggio 1999 Monika fu sottoposta a una nuova ecografia, dalla quale non risultò la presenza di masse estranee nell’addome, mentre tutti gli organi interni – reni, vescica, utero e ovaie – erano perfettamente normali in quanto a struttura e a dimensioni.

Il responso dei medici

Il professor Rudra Nath Bhattacharya, del Collegio medico del Nord Bengala, dichiarò che l’evidenza era di «una completa guarigione da uno stato di malattia terminale». E anche l’urologo Mohan Chand Seal, studiando l’incartamento, precisò che un tale tumore poteva essere estirpato soltanto chirurgicamente e che, nel caso in cui la ciste fosse scoppiata (e non miracolosamente scomparsa), si sarebbe trovato l’addome pieno di acqua e la donna sarebbe quasi sicuramente morta per una infezione addominale acuta. Vedendo oggi Monika, vestita con un elegante sari e con i tradizionali ornamenti sul volto, è difficile immaginarsela com’era durante la malattia, scheletrica e dalla pelle rinsecchita. E a sentirla parlare si resta sorpresi dalle considerazioni che fa intorno alla propria esistenza: «Il miracolo che ho ricevuto non è stato solo quello del 5 settembre 1998. Ogni giorno sento che la mia famiglia è sotto la costante protezione di Madre Teresa e tra noi regna la gioia. In più, ho scoperto in me il dono di aiutare gli altri: molti mi chiedono di pregare per loro, per la salute di qualche parente o amico, per la pace nelle famiglie in difficoltà. Io, molto semplicemente, mi rivolgo a Madre Teresa e alla Madonna: e spesso mi viene poi riferito che, per grazia di Dio, i risultati non sono mancati».

 

 

 

MARCILIO HADDAD ANDRINO

“La mia è una gratitudine immensa. Conoscevo Madre Teresa come tutti, conoscevo la sua storia; ho iniziato però a studiarla meglio dopo quello che è successo, ero giovane quando lei era in vita”. E’ intervenuto al meeting di Rimini con alcuni giornalisti Marcilio Haddad Andrino, l'ingegnere brasiliano, miracolato da Madre Teresa di Calcutta, raccontando la sua incredibile storia. Grazie alla sua miracolosa guarigione, Madre Teresa sarà proclamata santa da Papa Francesco il 4 settembre. Era il 2008 quando Marcilio si ammalò: presentava gravi disturbi nella sfera neurologica. I medici gli diagnosticarono otto ascessi cerebrali. Era affetto da una gravissima patologia. A tutto questo si aggiunse anche un idrocefalo ostruttivo. “Il 9 Dicembre – racconta Marcilio - mi sono svegliato con un forte mal di testa, insopportabile; non riuscivo a parlare, ho chiesto di mia moglie Fernanda e le ho detto: “Prega per me, perché mi sta scoppiando la testa”. Da quel momento tanti medici sono venuti a visitarmi e hanno constatato che la mia situazione era molto grave”.Poi l’ingegnere fu portato immediatamente in sala operatoria e di quel momento ricorda: “Mi sono svegliato in sala operatoria, senza il mal di testa, mi sono guardato intorno e ho chiesto: “Cosa ci faccio qui?”. Ho sentito dentro di me una grande pace e non mi faceva più male la testa. Non capivo cosa mi stesse succedendo. Allora il dottore mi ha detto: “Marcilio, visto che stai meglio, non ti operiamo ma ti portiamo in terapia intensiva, ti opereremo domani”.

Poi l’ingegnere fu portato immediatamente in sala operatoria e di quel momento ricorda: “Mi sono svegliato in sala operatoria, senza il mal di testa, mi sono guardato intorno e ho chiesto: “Cosa ci faccio qui?”. Ho sentito dentro di me una grande pace e non mi faceva più male la testa. Non capivo cosa mi stesse succedendo. Allora il dottore mi ha detto: “Marcilio, visto che stai meglio, non ti operiamo ma ti portiamo in terapia intensiva, ti opereremo domani”. Quella sera ho dormito benissimo e il giorno dopo ho incontrato il dottore che mi ha chiesto: “Ti fa male la testa? Altrimenti puoi tornare in camera tua”. Ho saputo subito dopo che gli ascessi si erano molto ridotti, così come l’idrocefalia. Dopo tre giorni, ho fatto altre analisi e non si vedevano neppure le cicatrici degli ascessi; in quell’occasione ho scoperto che ero guarito”. Da quel momento Marcilio racconta come emerse la certezza della sua incredibile guarigione grazie a Madre Teresa: “Ho capito che mia moglie Fernanda aveva pregato senza sosta per me Madre Teresa. Il mio era un caso clinicamente difficilissimo. Sono certo sia stata lei a guarirmi”. Madre Teresa per la famiglia Haddad Andrino ha compiuto anche un ulteriore miracolo: “Quando ho cominciato a star male, io e Fernanda eravamo sposati da poco. Il medico mi ha detto che non avremmo potuto avere figli per le terapie cui avrei dovuto sottopormi. Sei mesi dopo il mio ricovero Fernando è rimasta incinta”. “Il messaggio di Madre Teresa – dice Marcilio -  è che la misericordia di Dio è per tutti, io e Fernanda siamo persone normali nel popolo di Dio. Dio sceglie a chi far conoscere la Sua misericordia per poter arrivare a tutti, come nel caso di Madre Teresa che curava tutti senza fare distinzioni. Spero che la canonizzazione di Madre Teresa insegni a tutti i popoli di avere misericordia gli uni per gli altri. Perché tutti possiamo imparare la condivisione”. “Portiamo Madre Teresa, il suo reliquiario, sempre con noi –conclude l’ingegnere il suo racconto - preghiamo coi bambini. Quando vedo i miei figli, vedo Madre Teresa.  Questo miracolo ha reso la mia famiglia più forte e più unita. Prima di essere malato ero cattolico, dopo il miracolo la mia fede è aumentata e ora credo che i miracoli esistano davvero”.


Il Postulatore della causa di canonizzazione di Madre Teresa, padre Brian Kolodiejchuk, racconta con precisione il miracolo che ha portato alla decisione di papa Francesco di proclamarla santa. «Il caso riguarda la guarigione miracolosa che ha avuto luogo nel 2008 a Santos, Brasile. Il caso riguarda un uomo con una infezione virale del cervello che ha prodotto più ascessi con idrocefalo triventricolare». I vari trattamenti assunti non sono stati efficaci, e, quindi, le sue condizioni sono peggiorate sempre di più. Il 9 dicembre 2008, il paziente era in uno stato clinico acuto: idrocefalo ostruttivo; era in coma e stava morendo. Si è quindi deciso di procedere con un intervento chirurgico d’urgenza. Alle 18:10 il paziente è stato portato in sala operatoria, ma l’anestesista non ha potuto eseguire l’intubazione tracheale per l’anestesia. Nel frattempo dal marzo 2008 la moglie del paziente ha di continuo cercato l’intercessione della Beata Madre Teresa per il marito. Alle sue preghiere di intercessione si sono aggiunte quelle dei suoi parenti, amici, e il parroco. Quello stesso giorno, il 9 dicembre 2008, quando il paziente è entrato in grave crisi e ha dovuto essere trasportato per un intervento di emergenza, sono state intensificate le preghiere rivolte alla Beata Teresa per la sua guarigione. Proprio tra le ore 18.10 e 18.40 la moglie del paziente è andata nella sua parrocchia, e insieme con il parroco, si è rivolta alla Beata Teresa invocando con maggiore determinazione la guarigione del marito morente. Alle 18.40 il neurochirurgo è tornato in sala operatoria e ha trovato il paziente inspiegabilmente sveglio e senza dolore. Il paziente ha chiesto al medico, «Cosa sto facendo qui?”. La mattina dopo, 10 dicembre 2008, quando alle 7.40 ha esaminato il paziente, lo ha trovato completamente sveglio e senza mal di testa; era asintomatico e con funzioni cognitive normali. Il paziente, ora completamente guarito, ha ripreso il suo lavoro come ingegnere meccanico senza particolari limitazioni. In più, va sottolineato che a causa dell’intensa e prolungata immunosoppressione e degli antibiotici, i test avevano mostrato uno stato di sterilità; nonostante ciò, la coppia ha ora due bambini sani, nati nel 2009 e nel 2012.